Angelo Ortisi

Angelo Ortisi

22-10-2019

Oltre ad impartire gusto e sapore ai cibi, alcune spezie hanno anche proprietà medicinali. Di seguito, sette specie che possono essere utilizzate per ridurre i sintomi e per il trattamento di alcuni problemi di salute:

1. CANNELLA

La cannella è una delle spezie più antiche, utilizzata già 2.500 anni fa dagli egiziani. La maggior parte delle spezie sono ricavate dal seme della pianta, mentre la cannella è ricavata dallo strato interno della corteccia di albero chiamato anche cinnamomo, un sempreverde appartenente alla famiglia delle Lauracee, originario dello Sri Lanka. Tradizionalmente la cannella è considerata un espettorante, utilizzata per ridurre il catarro, il muco nei polmoni e il raffreddore. L’aggiunta di cannella ad un tè allo zenzero, aumenta il suo potere decongestionante.

2. CHIODI DI GAROFANO

I chiodi di garofano sono originari dell’Indonesia Orientale. In Cina, durante la dinastia Han, i cortigiani avrebbero masticato chiodi di garofano per rinfrescare l’alito, prima di incontrare l’Imperatore. Tra più di mille alimenti studiati all’Università di Oslo, i chiodi di garofano sono risultati a più alto contenuto di antiossidanti per grammo: 1g (circa mezzo cucchiaino) di chiodi di garofano contiene la stessa quantità di antiossidanti di 1/2 tazza di frutti di bosco. L’infuso di chiodi di garofano può essere utilizzato per attenuare nausea, indigestione e disturbi gastrointestinali. I chiodi di garofano hanno effetti antisettici e antispasmodici e possono essere utilizzati per curare infezioni e ustioni. Inoltre, i chiodi di garofano esercitano anche azione di prevenzione degli spasmi muscolari. L’effetto antinfiammatorio dei chiodi di garofano è dovuto al contenuto di flavonoidi.

3. PAPRIKA

La paprika appartiene alla stessa famiglia del peperoncino. È originaria del Messico e fu Cristoforo Colombo ad importarla in Spagna dove è diventata un’aroma essenziale della cucina spagnola. È disponibile in diverse varietà: dolce, piccante, affumicata e ciascuna con caratteristico sapore. Come il peperoncino, la paprika ha un alto contenuto di antiossidanti, tra cui beta-carotene, capsantina, quercitina e luteolina. È ricca di vitamina C e carotenoidi particolarmente utili per le persone con carenza di vitamina A. Aiuta a perdere peso grazie alla sua capacità di convertire rapidamente il glucosio in energia e aumenta i livelli di colesterolo HDL o colesterolo buono. Le vitamine che la paprika contiene sono: vitamina E, vitamine del gruppo B, vitamina C, vitamina K e beta-carotene. Tra i minerali: calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, selenio, sodio, magnesio, fosforo. La paprika può essere consumata anche in tisana.

4. CURCUMA

L’India ha il tasso più basso di cancro intestinale nel mondo e si pensa che questo sia dovuto in parte alla curcuma. Gli studi hanno dimostrato che la curcuma è antinfiammatoria, antibatterica, antivirale, antimicotica, antiossidante ed ha proprietà antitumorali. Regolarizza la circolazione sanguigna e favorisce la digestione. Favorisce la risposta immunitaria e combatte meteorismo, dispepsia e colon irritabile. Grazie ai suoi effetti antiossidanti, combatte la neurodegenerazione che si riscontra in alcune condizioni come il morbo di Alzheimer. Ha proprietà antitumorali e aiuta nel trattamento farmacologico di cellule tumorali resistenti. È importante non superare le dosi giornaliere consigliate di 400/800 mg, perchè può causare effetti collaterali come nausea, vomito e diarrea. Se si sta seguendo una terapia a base di anticoagulanti è meglio non usare la curcuma che potrebbe aumentare il rischio emorragico.

5. PEPERONCINO

Nella storia dell’erboristeria, il peperoncino è stato associato ad alcuni dei trattamenti più eroici. Nel 1800 veniva utilizzato in dosi massicce per favorire il riscaldamento del corpo. Ha funzioni terapeutiche dimagranti, nutritive e afrodisiache. Ha potere antiossidante e la ricerca si sta concentrando sul suo potenziale antitumorale. Favorisce la circolazione sanguigna, la digestione ed ha evidenti proprietà antinfiammatorie. Protegge il sistema cardiovascolare perchè è un ottimo vasodilatatore e combatte il colesterolo. È ricco di acidi grassi insaturi che rafforzano i vasi sanguigni, mantengono l’elasticità dei capillari e favoriscono l’ossigenazione del sangue. Aiuta nel trattamento della caduta dei capelli proprio perchè migliora la circolazione sanguigna beneficiando i bulbi piliferi. Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie combatte la tosse e i dolori reumatici. Si può mettere a macerare il peperoncino nell’alcol ed applicarlo sulla parte dolorante. Contiene capsaicina che favorisce la digestione. Ricco di vitamina C difende dalle infezioni, mentre il suo alto contenuto di vitamina E lo rende un ottimo afrodisiaco in grado di potenziare le funzioni sessuali.

6. ANICE

Nella Roma antica, al termine di un pranzo, venivano serviti dolci a base di anice per favorire la digestione e rinfrescare l’alito. Come lo zenzero, l’anice ha diversi utilizzi. Contrasta i problemi digestivi, riduce la nausea, flatulenze e gonfiore. È ricca di vitamine A, B e C, compresa la vitamina B6 che protegge il sistema nervoso centrale. È antispasmodica, digestiva, balsamica e stimolante, utilizzata spesso nel trattamento di patologie dell’apparato digerente. È indicata per il trattamento delle infezioni delle prime vie respiratorie, in particolare per il mal di gola. Inoltre, ha potere rinfrescante. L’anice è anche utilizzata per il trattamento del mal di testa. Può interferire con alcuni farmaci antinfiammatori non steroidi e può essere fotosensibilizzante.

7. ZENZERO

Ha proprietà curative, terapeutiche ed effetti dimagranti. È una spezia dalle molte proprietà, usata da millenni nelle pratiche ayurvediche orientali. Ha effetto antinausea e riduce il vomito. La polvere di zenzero per uso orale, stimola i movimenti peristaltici di stomaco e intestino. Combatte eruttazione, meteorismo e flatulenze. Stimola la funzionalità epatica ed è anche ipocolesterolemizzante. È utilizzato in preparati topici antireumatici. Ha un effetto antitrombotico e per questo le persone che utilizzano anticoagulanti orali devono assumerlo con cautela.

Martedì, 22 Ottobre 2019 10:44

ESISTE ANCHE UNA DIPENDENZA DA ACQUA.

22-10-2019

Non è detto che bere tanta acqua si risolva in un beneficio per il nostro organismo. Secondo uno studio inglese, infatti, stare continuamente attaccati alla bottiglia può creare una vera e propria forma di dipendenza, definita dagli anglosassoni “aquaholism”. Cosa comporta? Secondo i medici britannici insonnia, eccessiva sudorazione, affaticamento dei reni e diluizione anomala del sangue. Il prof. Mark Whiteley, fondatore dell'omonima clinica privata di Londra, spiega che bere in maniera eccessiva elimina la capacità di autocontrollo del cervello, che in condizioni normali ci avvisa della necessità di fermarci.
L'insonnia è tra i principali effetti negativi del troppo bere. Quando ci addormentiamo, infatti, il cervello comincia a rilasciare un ormone antidiuretico - l'ADH - che serve a farci “superare” la notte senza aver bisogno di andare al bagno. Se si beve troppo, però, l'azione dell'ormone viene ostacolata costringendoci ad alzarci e a interrompere il sonno. I bevitori compulsivi, inoltre, rischiano di alterare il corretto equilibrio elettrolitico del corpo, finendo per diluire troppo il sangue. Le conseguenze possono essere anche gravi, in particolare l'insorgenza di malattie cardiovascolari. Ad essere oggetto di alterazione sarebbe nello specifico il ciclo sodio-potassio, due minerali fondamentali per la salute umana. In definitiva, la scelta migliore sarebbe quella di bere soltanto quando si ha sete, cercando di non andare oltre i 2 litri di acqua giornalieri. Ovviamente il suggerimento non vale per gli anziani, che spesso bevono troppo poco perché hanno perso lo stimolo a farlo e non si rendono contro del rischio di disidratazione.

 

https://www.dailymail.co.uk/femail/article-2954820/Are-aquaholic-Doctors-advising-drink-water-fact-drinking-worse.html

Martedì, 22 Ottobre 2019 10:42

ATTENZIONE AI MEDICINALI PER L’ASMA.

22-10-2019

Nonostante migliori capacità diagnostiche di identificazione delle cause delle malattie e cocktail di farmaci sempre più sofisticati per trattarla, i dottori e le associazioni per l’asma sono imbarazzati per il fatto che l’incidenza epidemica dell’asma e di morti collegate ad essa, continui a crescere. Le cifre degli USA registrate dal governo americano, indicano che il tasso di morte annuo per asma in persone giovani in età tra i 5 e 34 anni, è aumentato del 40% raggiungendo più di 5.000 morti all’anno. In questi giorni è difficile determinare se questa malattia o la sua cura siano responsabili per la morte dei pazienti. I farmaci anti beta somministrati tramite un inalatore dosato, specificatamente l’albuterolo (salbutamolo) e il fenoterolo, sono stati associati con un aumento del rischio di morte o quasi. L’aumento notevole di morti per asma negli anni ’60, in molti paesi, è coinciso con l’introduzione degli inalatori ad alta forza di isoprenalina. Quando questi inalatori furono ritirati, la mortalità diminuì tornando ai livelli precedenti. Ma i problemi non sono dovuti esclusivamente ai farmaci anti beta 2. In molti stati, un aumento delle morti per asma si è verificato negli anni ’80, in particolare in Nuova Zelanda, nel qual caso due studi indicavano fosse legato alla diffusione del fenoterolo, un tipo di farmaco anti beta 2, ma anche alla diffusione di steroidi per via orale e della teofillina, un altro tipo di medicinale per l’asma.
Un’inalazione regolare di farmaci anti beta 2 è stata indicata anche come la causa di una “risposta eccessiva” cioè un eccesso di costrizione di bronchi, e potenzialmente di battiti cardiaci fatalmente anormali, o della diffusione dell’allergene a vie respiratorie più remote, aumentando in questo modo l’infiammazione o facendo sì che anche i muscoli bronchiali si restringano a un livello fatale. Nel tempo questi medicinali possono anche far peggiorare la malattia. In uno studio, i pazienti che avevano assunto il fenoterolo quattro volte al giorno avevano risultati peggiori dopo sei mesi di quelli a cui veniva dato un medicinale da inalazione solo quando ne avevano veramente bisogno. Un uso regolare di certi farmaci anti beta 2 può provocare inoltre un declino maggiore nella funzionalità dei polmoni, di quanto accada con l’utilizzo “secondo necessità”. E alcuni pazienti hanno migliorato la condizione dei loro sintomi una volta che venivano ridotte le inalazioni di anti beta 2. Inalatori come il Ventolin hanno molti effetti collaterali noti, tra cui un abbassamento immediato della pressione sanguigna, un rigonfiamento attorno al cuore e collasso. La GlaxoSmithKline, i produttori del Ventolin, avverte inoltre i dottori che la medicina spesso ha un “effetto paradossale”, cioè provoca spasmi bronchiali, proprio il sintomo che deve prevenire!
Le morti per asma sono spesso dovute alle dosi molto alte di medicinali negli inalatori. In uno studio, eseguito in Canada, gli asmatici che inalavano 13 o più inalatori di fenoterolo all’anno, aumentavano la possibilità di morire di 90 volte. Per quanto concerne il salbutamolo, quelli che usavano 25 o più dosi all’anno nei tubetti di dimensioni minori, avevano 40 possibilità in più di morire. Nonostante entrambe le dosi eccedano molto il limite raccomandato, è anche vero che gli asmatici diventano molto velocemente dipendenti dagli inalatori, usandoli al primo segno di assenza di respiro. In effetti il rischio di morte inizia a crescere notevolmente quando vengono usati solo 1,4 tubetti di farmaci anti beta al mese, in particolare tra chi utilizza il fenoterolo. I nuovi farmaci anti beta 2 a lunga durata e ad alta potenza come il salmeterolo (Serevent) che controllano i sintomi dell’asma per 12 ore ogni spruzzata, potrebbero anch’essi esacerbare il problema.

21-10-2019

L'attività fisica, si sa, fa sempre bene alla salute, ma sapevate che ha dei vantaggi anche durante le mestruazioni? In quei giorni le donne si sentono gonfie, ipersensibili, irritabili, stanche e con ricorrenti mal di testa, anche se i disturbi variano a seconda dei casi. In queste condizioni come si può pensare di dedicare del tempo allo sport? E, invece, sembra che dedicarsi allo sport faccia bene al vostro organismo. L'unica raccomandazione è quella di allenarsi con moderazione concedendosi almeno un giorno di riposo, in caso di dolori acuti.
Esercizi leggeri o praticati in brevi sessioni aiutano a sentirsi bene fisicamente e psicologicamente. L'attività fisica, inoltre, genera le endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello, che hanno poteri analgesici, in grado di alleviare il dolore. Da non dimenticare, poi, che la componente sociale dell'attività fisica - per esempio condividere l'allenamento con altre persone - aiuta a ridurre le percezioni negative.
Ecco dunque alcuni benefici che derivano dal fare sport in quei giorni:

- Diminuisce la ritenzione dei liquidi.

- Si sviluppa una maggiore tolleranza e resistenza di fronte al dolore.

- L'attività fisica aiuta a ridurre i sintomi nel periodo premestruale e mestruale.

- Se risulta divertente, piacevole e interessante, lo sport aiuta a contrastare l'ansia ed altri disturbi di tipo psicologico.

- L'esercizio fisico ha una componente sociale di diminuzione dello stress ed aumento della motivazione.

Tuttavia, lo sport può avere degli svantaggi, come la dismenorrea, ossia perdite e mestruazioni irregolari - molto frequente nelle atlete professioniste che si allenano con una certa intensità.
In generale, l'attività fisica è salutare, ma bisogna sempre adattarla alle situazioni ed esigenze della persona. Nel caso specifico delle donne, inoltre, lo sport presenta diversi benefici sotto molti aspetti ed aiuta ad ottenere sollievo fisico e mentale.

Lunedì, 21 Ottobre 2019 17:35

LA BOSWELLIA È UN POTENTE ANTINFIAMMATORIO.

21-10-2019

L’estratto di boswellia serrata viene utilizzato per le proprietà antinfiammatorie poiché contrariamente alla maggior parte dei farmaci di questa classe, non provoca né ulcera né gastrite. La boswellia non è tuttavia un analgesico, ma:

- agisce direttamente sull’infiammazione, la causa diretta del dolore;

- riduce il gonfiore delle articolazioni e la rigidità mattutina;

- aumenta la mobilità bloccando la sintesi dei leucotrieni grazie all’enzima 5-lipossigenasi. I leucotrieni sono coinvolti in numerose malattie infiammatorie: provocano l’infiammazione accelerando il danno ossidativo radicolare, la dislocazione del calcio e le reazioni autoimmuni.

Diversi studi clinici realizzati dal governo indiano convalidano l’utilizzo ayurvedico tradizionale della boswellia. In modo particolare, in uno studio condotto su 175 pazienti costretti a letto, un miglioramento buono o eccellente dei parametri (rigidità mattutina, dolore e realizzazione di attività di routine) è stato riscontrato nel 67% dei casi. I miglioramenti sono in generale percepiti abbastanza rapidamente, in media dopo 2-4 settimane di trattamento. Dei risultati ancora più favorevoli sono riscontrati quando la boswellia viene combinata con l’ashwagandha (withania somnifera) e la curcuma. Altri studi mostrano un’efficacia della boswellia nel 70% dei pazienti affetti da asma bronchiale, basandosi allo stesso tempo sui sintomi così come sui parametri biochimici, così come nel trattamento della sindrome del colon irritabile.

21-10-2019

Uno studio tedesco pubblicato nel settembre del 2011 su circa 8.000 bambini non vaccinati, in età compresa tra gli 0 ed i 19 anni, mostra che i bambini vaccinati contraggono almeno 2-5 volte in più malattie e disturbi rispetto ai bambini non vaccinati. Il dato è confrontato con lo studio tedesco KIGGS sulla salute dei bambini nella popolazione nazionale. La maggior parte dei partecipanti al sondaggio erano statunitensi. I dati sono stati raccolti da genitori con bambini non vaccinati tramite un questionario via Internet di vaccineinjury.info e Andreas Bachmair, un medico tedesco omeopatico. Lo studio indipendente è auto-finanziato e non è sponsorizzato da una grande e “credibile” organizzazione sanitaria non-profit o del governo con conflitti di interesse politici e finanziari. Ognuno degli 8.000 casi, sono casi reali con documentazione medica. Tre altri studi hanno avuto risultati simili secondo Bachmair e sono di seguito riportati:

ALZBURGER STUDIO

Risultati: i 1.004 bambini non vaccinati, hanno avuto:

• Asma= 0% (8-12% nella popolazione normale)
• Dermatite = 1,2% (10-20% nella popolazione normale)
• Allergie= 3% (25% nella popolazione normale)
• ADHD 0,79% (5-10% in media tra i bambini)

STUDIO A LUNGO TERMINE IN GUINEA-BISSAU (AFRICA OCCIDENTALE)

I figli di 15.000 madri sono stati osservate dal 1990-1996 per 5 anni.
Risultato: il tasso di mortalità nei bambini vaccinati contro la difterite, il tetano e la pertosse è due volte superiore rispetto ai bambini non vaccinati (10,5% contro 4,7%).

STUDIO NUOVA ZELANDA-SURVEY (1992)

Lo studio ha coinvolto 254 bambini. In cui 133 bambini sono stati vaccinati e non vaccinati sono rimasti 121.

RISULTATO:

- Asma: vaccinati 20 (15%); non vaccinati 4 (3%).

- Eczema o eruzioni cutanee allergiche: vaccinati 43 (32%); non vaccinati 16 (13%).

- Otite cronica: vaccinati 26 (20%); non vaccinati 8 (7%).

- Tonsillite ricorrente: vaccinati 11 (8%); non vaccinati 3 (2%).

- Mancanza di respiro e la sindrome della morte improvvisa del lattante: vaccinati 9 (7%); non vaccinati 2 (2%).

- Iperattività: vaccinati 10 (8%); non vaccinati 1 (1%).

Nessuno studio che confronti lo stato di salute di persone vaccinate contro quelle non vaccinate è stata mai condotta negli Stati Uniti dal CDC o da qualsiasi altra agenzia nei 50 anni o più di un programma di vaccinazioni (ormai più di 50 dosi di 14 vaccini vengono somministrate prima della scuola dell’infanzia, 26 dosi il primo anno). La maggior parte dei dati raccolti dal CDC è contenuto nel database del Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS). Il VAERS contiene generalmente solo il 3-5 per cento di informazioni relative ad incidenti causati da vaccini.
Questo semplicemente avviene perché solo alcune reazioni immediate sono segnalate dai medici, ma molte altre non sono ammesse in quanto non ritenute essere reazioni al vaccino. Pertanto i numeri riportati nel VAERS sono solo reazioni immediate. Le malattie e i disturbi indotti dai vaccini non vengono riconosciuti da genitori o medici quando queste condizioni si sviluppano da pochi mesi a cinque anni o più di distanza dalla vaccinazione e non sarebbero mai stati riconosciuti come conseguenza di vaccinazioni multiple. In altre parole, molti bambini e adulti hanno malattie e disturbi che sono indotti da vaccino e non hanno mai sospettato che la causa derivi dai vaccini, così come indica questo studio. Come dimostrato da questo studio e dal grafico i bambini non vaccinati non solo corrono meno rischi rispetto a quelli a cui vengono somministrate le vaccinazioni ma sono anche più sani.

 

https://healthimpactnews.com/2011/new-study-vaccinated-children-have-2-to-5-times-more-diseases-and-disorders-than-unvaccinated-children/?fbclid=IwAR3T9PDN1njPUfOC5tkU-mRUF43IuKX4OpYcWYjjjEEH6Pj0b9pIqUcFkkY

https://www.vaccineinjury.info/images/stories/ias1992study.pdf?fbclid=IwAR07z96n3uMjTX3WZHqfb0XGeqXnrMfxp9YwiCiHOFhwiXl6LAFyllKUNeo

Lunedì, 21 Ottobre 2019 17:32

BROCCOLI: LO SCUDO CONTRO I PRIMI FREDDI.

21-10-2019

Si mangiano per intero, gambo compreso e ci offrono sali minerali, vitamine, fibre e antiossidanti che aiutano persino contro i tumori, come affermano diverse ricerche. I broccoli (ortaggi della famiglia delle Crucifere) sono indicati per disintossicare e rinforzare l’organismo nei giorni del cambio di stagione, dove occorre trovare “nuova linfa” per affrontare freddo e virus con la giusta energia. Dei broccoli si consuma anche il gambo (previa cottura al vapore): qui si trovano le sostanze che migliorano la risposta immunitaria e possono neutralizzare anche le cellule cancerogene, come hanno confermato qualche tempo fa le ricerche condotte alla Johns Hopkins University School of Medicine, alla Bloomberg School of Public Health e al Qidong Liver Cancer Institute di Jiangsu, vicino a Shanghai. A un centinaio di persone è stato fatto bere per 2 settimane un centrifugato di broccoli interi e un altro gruppo ha assunto un beverone-placebo; alla fine della ricerca, l’analisi delle urine ha rivelato che nel primo gruppo le sostanze cancerogene erano sparite. Il merito è dei sulforafani e dei glucosinolati, due antiossidanti che stimolano l’organismo a produrre enzimi che bloccano l’insorgenza dei tumori.
I broccoli contengono 178 mg di calcio per etto di prodotto e, se si pensa che un adulto sano dovrebbe consumare circa 700-800 mg di calcio al giorno, si può ben comprendere come i broccoli si rivelino un alimento prezioso a tale scopo. Inoltre i broccoli sono ricchi di boro, un minerale che trattiene il calcio nelle ossa e contribuisce alla sua fissazione: ecco perché questi ortaggi sono preziosi per prevenire l’osteoporosi, i dolori articolari e quelli cervicali, oltre ad essere indicati per i ragazzi in crescita e le donne in menopausa.
I broccoli sono ricchissimi anche di vitamina A, B1, B2 e C, ferro, fosforo, potassio, sostanze che alzano uno scudo protettivo su tutto l’organismo. I broccoli svolgono un’azione preventiva nei confronti delle malattie degenerative del cervello e sono antinfiammatori: ecco perché consumare broccoli ci mette al riparo da virus ed influenze. Evita di acquistare broccoli dalla consistenza molle o con parti sbiadite o ingiallite, e preferisci gli ortaggi con le foglie verdi e carnose, che si spezzano con una piccola pressione delle dita. I broccoli si conservano in frigorifero per 2-3 giorni, non di più.

21-10-2019

Il suo colore, arancione o rosso vivo, ricorda quello del fuoco e infatti il nome scientifico Diospyros in greco significa “fuoco di Zeus”. Una volta ingerito, il suo effetto è invece l’esatto opposto del fuoco ardente, perché è un ottimo emolliente del tubo digerente, specialmente dell’intestino. La polpa gelatinosa del cachi contiene pochissime proteine e grassi. Della sua composizione ricordiamo soprattutto le seguenti sostanze:

- Zuccheri: è composto da un 15% di zuccheri. Il più abbondante è il fruttosio, seguito da glucosio e saccarosio.

- Pectina e mucillagini: sono carboidrati complessi, responsabili della consistenza gelatinosa della polpa del cachi che, insieme alla mela, è uno dei frutti più ricchi di pectina. La pectina e le mucillagini sono i componenti più importanti delle cosiddette fibre vegetali di tipo solubile, le quali costituiscono il 3,6% del frutto. La pectina e le mucillagini trattengono acqua, aumentando il volume delle feci e facilitandone così l’evacuazione. Trattengono anche zuccheri, che perciò non vengono assorbiti rapidamente (come accade invece ingerendo lo zucchero puro), ma poco a poco. Similmente, trattengono il colesterolo presente nel tubo digerente e proveniente dagli alimenti di origine animale, facendo in modo che una parte venga eliminata con le feci. La pectina e le mucillagini del cachi immediatamente leniscono e disinfiammano le pareti del tubo digerente, specialmente nell’ultimo tratto (intestino crasso).

- Tannini: sono composti fenolici dal grande potere astringente e coagulano le proteine, formando sulle mucose uno strato asciutto e resistente. I tannini si riconoscono subito per la sensazione aspra che trasmettono al palato. La loro azione astringente è tanto più grande, quanto più sono concentrati. Esistono varietà di cachi più ricche di tannini rispetto alle altre, ma in tutte i tannini diminuiscono (se addirittura non scompaiono completamente) nelle ultime fasi del processo di maturazione. La massima concentrazione di tannini nei cachi si raggiunge nel mese di ottobre, quando non sono ancora perfettamente maturi (in genere il mese della maturazione è novembre).

- Carotenoidi: sono sostanze derivate dal betacarotene e il nostro organismo le usa per produrre vitamina A (per questo prendono il nome di provitamina A). I carotenoidi sono importanti perché esercitano una provata azione antiossidante, che ritarda l’invecchiamento cellulare, combatte l’arteriosclerosi e previene il cancro. Dei cinque carotenoidi presenti nel cachi, segnaliamo per abbondanza il licopene (presente anche nel pomodoro) e la criptoxantina. Questi carotenoidi son responsabili del colore arancione o rossiccio. Il cachi è uno dei frutti più ricchi di carotenoidi: 100 g forniscono il 22% del fabbisogno giornaliero di vitamina A per un adulto, quindi un cachi di dimensioni medie (250 g) fornisce la metà della quantità giornaliera raccomandata.

- Vitamina C: il cachi non è uno dei frutti più ricchi di vitamina C, ma fornisce una quantità comunque notevole e sufficiente a favorire l’assorbimento di ferro che contiene.

- Ferro: dopo il potassio, è il minerale più abbondante nel cachi. Un frutto di 250 g fornisce il 10% del fabbisogno giornaliero di ferro di un adulto, una quantità abbondante trattandosi di un frutto fresco.

Tutti questi componenti fanno del cachi un frutto indicato in caso di:

MALATTIE INTESTINALI

Esercita una blanda azione astringente sulle pareti intestinali, perché i tannini (astringenti), la pectina e le mucillagini (emollienti) agiscono contemporaneamente. Alcune varietà di cachi e i frutti non troppo maturi possono esercitare un’azione astringente più intensa di altri. I cachi inoltre disinfiammano l’intestino, perché sono ricchi di pectine e mucillagini e per l’alto contenuto di carotenoidi. Contro ogni tipo di diarrea e colite, si consigliano da tre a sei cachi al giorno, che contribuiscono a normalizzare rapidamente il passaggio intestinale e a disinfiammare le mucose dell’apparato digerente. I cachi completamente maturi, quelli con la polpa più morbida (si riconoscono dal sapore più dolce), contengono pochissimi tannini e quindi sono meno astringenti (e poco efficaci per arrestare la diarrea rispetto ai cachi poco maturi); tuttavia sono sempre ottimi antinfiammatori dell’intestino e sono utili in caso di colite cronica, spasmi intestinali, meteorismo e colon irritabile.

MALATTIE CARDIOCIRCOLATORIE

Sono molto indicati in caso di arteriosclerosi, ipertensione arteriosa e malattie cardiache in generale, perché sono poveri di grassi e di sodio e ricchi di carotenoidi, che proteggono le arterie.

ANEMIA

La piccola quantità di ferro che contengono viene assorbita molto bene, grazie alla presenza di vitamina C. In caso di anemia ferropriva (da mancanza di ferro), il tipo più frequente di anemia, si consiglia di mangiare cachi in abbondanza.

DIABETE

Il cachi è un frutto dolce, ma i diabetici lo tollerano bene per due motivi:

1. Più della metà del loro 15% di zucchero è formata da fruttosio, lo zucchero naturale della frutta. Questo tipo di zucchero richiede meno insulina per essere sfruttato dalle cellule dell’organismo e i diabetici, il cui pancreas produce meno insulina, tollerano e sfruttano meglio il fruttosio.

2. I cachi sono ricchi di fibre vegetali di tipo solubile, sotto forma di pectina, che trattengono gli zuccheri nell’intestino e li liberano lentamente. In questo modo, il fruttosio non si trasforma rapidamente in glucosio nel sangue (il che sarebbe dannoso per i diabetici), ma attraverso un processo lento e graduale.
Per l’azione benefica sull’intestino e il contenuto di carotenoidi e di ferro, i cachi sono particolarmente indicati per i diabetici.

PREPARAZIONE E USO

- Crudo: il cachi si può mangiare solo nei mesi autunnali, perciò bisogna approfittare di questo periodo per mangiarne in abbondanza. In caso di diarrea, si possono mangiare fino a sei cachi al giorno.

- Purè di cachi: è molto apprezzato per preparare creme, marmellate, gelatine e composte. Si combina molto bene con la ricotta, lo yogurt e la panna.

Venerdì, 18 Ottobre 2019 09:05

CECI: UNA FONDAMENTALE FONTE DI PROTEINE.

18-10-2019

In India, dove la maggior parte della popolazione segue una dieta prevalentemente vegetale, i ceci costituiscono una delle principali fonti di proteine. Ma i ceci sono stati anche uno degli ingredienti fondamentali della dieta dei popoli delle coste del Mediterraneo e costituiscono ancora oggi l’alimento principale di molti piatti tradizionali. Forse per questo, i ceci son ostati considerati dagli abitanti delle metropoli più ricche e moderne il “cibo dei poveri”; oggi però sono proprio questi cittadini, minacciati da malattie che un tempo non erano diffuse (arteriosclerosi, infarto, stress ecc.), ad aver bisogno di un buon passato di ceci. Grazie alle loro notevoli proprietà dietoterapiche, questi umili legumi sono un alimento adatto per gli uomini e le donne di oggi, perché riducono il colesterolo, prevengono la stitichezza e rafforzano il sistema nervoso. I ceci sono anche un alimento molto energetico (364 kcal/100 g), nutriente ed equilibrato. Forniscono le sostanze nutritive più importanti, eccetto la vitamina B12 (come accade con tutti gli alimenti di origine vegetale), la provitamina A e le vitamine C ed E (presenti in piccole quantità). Le sostanze nutritive fornite dai ceci sono:

- Proteine: presenti in quantità notevoli (19,3%), superiori a quelle della carne e delle uova, ma inferiori a quelle fornite da altri legumi, come soia, lenticchie o fagioli. Si tratta di proteine complete, che contengono tutti gli aminoacidi (essenziali e non essenziali) e sono poveri solo dell’aminoacido solforato metionina. Alcuni specialisti della nutrizione hanno eccessivamente sottolineato questa deficienza di proteine dei ceci (che è comune a tutti i legumi), ma senza considerare che tutti i cereali, come ad esempio il riso, che ai ceci si accompagnano, compensano abbondantemente questa parziale carenza di metionina. Legumi e cereali, insieme, forniscono una proteina di eccellente qualità biologica.

- Carboidrati: i ceci sono ricchissimi di carboidrati (43,3%), soprattutto di amido, che, masticato e ben inumidito di saliva, si trasforma lentamente in glucosio durante la digestione.

- Grassi: i ceci contengono il 6,04% di grassi, cioè più delle lenticchie e dei fagioli, ma meno della soia. La maggior parte sono polinsaturi.

- Vitamine: le più abbondanti sono quelle del gruppo B, infatti 100 g di ceci forniscono 0,477 mg di vitamina B1, cioè un terzo del fabbisogno quotidiano di questa vitamina. I ceci sono anche una buona fonte di vitamine B2 e B6, e sono ricchi di folati, che intervengono anche sul buon funzionamento del sistema nervoso e riducono il rischio d’infarto: 100 g di ceci forniscono quasi il triplo della quantità giornaliera raccomandata di questa sostanza.

- Minerali: soprattutto il ferro (6,24 mg/100 g, quasi il triplo della carne), il fosforo (366 mg/100 g), il potassio (875 mg/100 g), il magnesio (115 mg/100 g), il calcio (105 mg/100 g) e lo zinco (3,43 mg/100 g).

I ceci possono benissimo costituire il piatto principale di un pasto, perché sono un alimento quasi completo, con una proporzione di sostanze nutritive piuttosto equilibrata. Il loro consumo regolare è indicato nei seguenti casi:

AUMENTO DEL COLESTEROLO

Mangiare più ceci e meno alimenti a base di carne riduce il livello di colesterolo e migliora la salute delle arterie; infatti i ceci contengono pochi grassi di alto valore biologico (mono e polinsaturi), che contribuiscono a ridurre il livello di colesterolo nel sangue, e le loro fibre impediscono l’assorbimento nell’intestino del colesterolo proveniente da altri alimenti (i ceci non contengono colesterolo). Nel complesso i ceci contribuiscono a prevenire l’arteriosclerosi in tutte le sue manifestazioni, incluso l’infarto del miocardio.

STITICHEZZA

Le fibre dei ceci stimolano naturalmente i movimenti peristaltici intestinali (quelli che fanno avanzare le feci).

DISTURBI FUNZIONALI DEL SISTEMA NERVOSO

I ceci si consigliano per combattere i disturbi funzionali del sistema nervoso causati da carenza di vitamine del gruppo B, come l’irritabilità, il nervosismo e la mancanza di concentrazione. Sono molto indicati per chi soffre di stress o di depressione nervosa.

GRAVIDANZA

I ceci sono un alimento ideale durante la gravidanza, perché sono ricchi di folati, che prevengono le malformazioni del sistema nervoso nel feto, e ricchissimi di proteine, ferro e altri minerali.

CARENZA DI ZINCO

Alcuni specialisti della nutrizione enfatizzano il fatto che un’alimentazione vegetariana può essere povera di zinco, ma i ceci, come le lenticchie e la soia, sono un’eccellente fonte di questo minerale e 100 g di ceci contengono più zinco (3,43 mg) di 100 g di carne (2,97 mg).

PREPARAZIONE E USO

- Cotti: è il modo più comune di mangiare i ceci come contorno nelle minestre e negli intingoli; si armonizzano molto bene con i piatti di riso.

- Tostati al forno o fritti: sono un pò indigesti, perché una parte dell’amido che contengono resiste ai succhi gastrici.

- Farina di ceci: molto usata in Liguria e in Toscana per preparare la famosa farinata e in India, dove serve per il falafel.

Venerdì, 18 Ottobre 2019 09:00

ECZEMA: 8 RIMEDI NATURALI.

18-10-2019

L'eczema è una reazione infiammatoria della pelle, con particolare riferimento al derma (dermatite), che provoca prurito e arrossamento, con la possibile formazione di crosticine e bollicine. Tra i fattori che possono causare l'eczema il più diffuso è rappresentato dalle allergie da contatto con sostanze indesiderate, come quelle che potrebbero essere contenute nei detersivi, nei cosmetici o in alcuni abiti. Si parla anche di eczema atopico o dermatite atopica, causato da reazioni allergiche o da altri fattori, come particolari condizioni climatiche o infezioni batteriche. Ecco alcuni rimedi naturali utili per l'eczema.

1. ALOE VERA

L'aloe vera è uno dei rimedi naturali più popolari e utilizzati in caso di eczema. Si tratta di acquistare preferibilmente del gel d'aloe vera biologico in erboristeria, che sia il più possibile puro e che non contenga profumazioni aggiunte o altri ingredienti che possano contribuire ad irritare la pelle. Il gel d'aloe vera ha proprietà lenitive e calmanti. In generale è adatto al trattamento delle pelli sensibili e arrossate.

2. SALI DI EPSOM

I sali di Epsom, conosciuti anche come sali inglesi, sono un rimedio naturale a base di solfato di magnesio. Hanno proprietà emollienti e sono utili in caso di eczema e pelle irritata. In questo caso vengono utilizzati soprattutto disciolti in acqua per un bagno lenitivo e rilassante. Provate a versare un bicchiere di sali di Epsom nella vasca da bagno per godere dei loro effetti benefici.

3. BICARBONATO DI SODIO

Il bicarbonato di sodio è un rimedio naturale dai mille utilizzi. Per quanto riguarda l'eczema il consiglio è di utilizzarlo per un bagno lenitivo per la pelle. Ad esempio si può aggiungere una tazza di bicarbonato all'acqua della vasca e rimanere immersi per 20 minuti. Altrimenti si può immergere un panno in acqua e bicarbonato da applicare sulla pelle come un impacco.

4. ACETO DI MELE

L'aceto di mele presenta proprietà antibatteriche e antifungine che possono aiutare a ridurre i segni lasciati sulla pelle dall'eczema. Il consiglio è di applicare di tanto in tanto dell'aceto di mele mescolato con acqua in parti uguali come rimedio utile per ridurre il prurito e la secchezza della pelle. L'aceto di mele, assunto come alimento, può contribuire a ridurre l'infiammazione della pelle.

5. OLIO EXTRA VERGINE D'OLIVA

L'olio extravergine d'oliva ha potenti effetti antinfiammatori, può contribuire ad ammorbidire la pelle e a ridurre il rossore. Si può applicare l'olio extravergine d'oliva in piccole quantità direttamente sulla pelle, magari massaggiando delicatamente senza grattare e aiutandosi con un batuffolo di cotone o con un panno morbido.

6. CAMOMILLA

La camomilla è nota per le sue proprietà calmanti e lenitive. La potrete utilizzare semplicemente come tisana per agire dall'interno e ridurre lo stress che potrebbe essere tra le motivazioni della comparsa dell'eczema. Potete preparare un normale infuso di camomilla, lasciarlo raffreddare o almeno intiepidire, e applicarlo sulla pelle con un panno umido come impacco.

7. BURRO DI KARITE'

Il burro di karitè è un vero e proprio toccasana per la pelle arrossata e in caso di eczema. Aiuta a lenire rossore e prurito e a rendere la pelle più elastica. Potete acquistare facilmente del burro di karitè puro, da utilizzare come se fosse un unguento, in erboristeria o da internet. Basta prelevarne un pochino dalla confezione con la punta del cucchiaino e scioglierlo tra i palmi delle mani per applicarlo più facilmente dove serve.

8. OLIO DI COCCO BIOLOGICO

Potete trovare l'olio di cocco biologico in erboristeria o su internet. Questo rimedio naturale è considerato molto efficace in caso di eczema. Il consiglio è di scegliere olio di cocco biologico spremuto a freddo, in modo che il prodotto possa mantenere le sostanze, i minerali e gli enzimi utili per la pelle. Potete applicare l'olio di cocco sulla pelle come se si trattasse di una lozione o di una crema.

Bonus William Hill
Bonus Ladbrokes

Copyright © 2014-2022 Naturopata Angelo Ortisi - Tutti i diritti riservati.

Powered by Warp Theme Framework
Premium Templates