GLIFOSATO E MORBO DI PARKINSON: L’ESPOSIZIONE AL PESTICIDA PUO’ AUMENTARE IL RISCHIO DI AMMALARSI.

15-05-2020

Un nuovo studio pubblicato su Science Direct spiega che, potrebbe esserci una correlazione tra l’esposizione al pesticida e l’insorgere di questo disturbo neurodegenerativo cronico e progressivo. La ricerca è stata condotta dagli scienziati dell’Università giapponese di Chiba e affermano che l’esposizione dell’erbicida glifosato può influenzare lo sviluppo del Parkinson nell’uomo. La malattia di Parkinson (o morbo di Parkinson) è un disturbo motorio degenerativo e progressivo classificato come malattia cerebrale, causato dalla morte dei neuroni dopaminergici con conseguente deprivazione della dopamina, il neurotrasmettitore che consente il controllo dei movimenti. L’età media di esordio della patologia è 68 anni per gli uomini e 70 anni per le donne, mentre la malattia di Parkinson a esordio precoce si manifesta già a partire dall’età di vent’anni.
Tornando al glifosato, senza scendere in dettagli tecnici, arriviamo al nocciolo della questione spiegato nell’abstract: “È probabile che l’esposizione al glifosato possa essere un fattore di rischio ambientale per il morbo di Parkinson, poiché il glifosato è stato ampiamente utilizzato nel mondo”. I ricercatori sarebbero arrivati a questa conclusione analizzando il fatto che l’esposizione del glifosato può influenzare la riduzione del trasportatore della dopamina (DAT) e tirosina idrossilasi (TH) nella sostanziale nigra (SNr) del cervello dopo somministrazione ripetuta di 1-metil-4- fenil-1,2,3,6-tetraidropiridina (MPTP). Nonostante queste possibili evidenze, all’inizio di febbraio, il glifosato era stato assolto dall’agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA) che l’aveva definito “un’erbicida sicuro e non cancerogeno”. Tuttavia, i gruppi che si oppongono all’utilizzo del prodotto sostengono che l’EPA sia arrivata a questa conclusione perché ha stretti legami con Bayer e in precedenza con la Monsanto, la società che Bayer ha rilevato nel 2018. Ricordiamo poi che la valutazione dell’agenzia contraddice le analisi effettuate dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2015 dove veniva stabilito che il glifosato era un probabile agente cancerogeno.
Qualche mese fa, il tossicologo Christopher Portier, ex direttore dell’American National Toxicology Program (NTP) e professore associato presso l’Università di Maastricht, aveva condotto una revisione su tredici studi sugli effetti del controverso erbicida confermandone la sua potenziale cancerogenicità. Da anni il glifosato della Monsanto-Bayer è al centro del dibattito, non a caso l’azienda ha varie cause di risarcimento danni in tribunale, tra le tante quella del giardiniere Lee Johnson colpito da un linfoma non Hodgkin e di Edwin Hardeman di 70 anni, l’uomo che per anni aveva usato i prodotti Roundup per trattare la quercia velenosa e la crescita eccessiva di erbacce sulla sua proprietà. Servono, dunque, altri approfondimenti e adesso l’Arpae, l’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia annuncia che farà parte della squadra di esperti che svolgerà ulteriori studi tossicologici sul potenziale cancerogeno del glifosato. Ricerche che leggeremo alla fine del 2022 e saranno utilizzate come prove di rivalutazione all’interno dei paesi europei. Ricordiamo che il glifosato viene usato su oltre 100 colture, tra cui soia, mais, barbabietola, cotone e altre coltivazioni. Da anni il gruppo di lavoro ambientale senza scopo di lucro (EWG) e i principali attori del biologico chiedono all’Epa di fissare un livello inferiore sull’utilizzo del glifosato e di vietare l’irrorazione della sostanza chimica poco prima del raccolto. Ciò non avviene, visto che il pesticida è ormai dappertutto: dalla birra alla pasta, dai pannolini agli assorbenti.

 

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32387710

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