LA PACCHIA È FINITA: IL PAZIENTE CHE SA TROPPO METTE IL MEDICO A DISAGIO.

18-04-2020

Quando si presentano davanti al medico, sanno già tutto di patologie e relative terapie. Arrivano informati, preparati, pronti a fare osservazioni fin troppo calzanti alle valutazioni dello specialista. Sono i pazienti così competenti da creare nei camici bianchi una sensazione di disagio. A fotografare la trasformazione della relazione medico-paziente è il Censis, secondo cui negli ultimi decenni i pazienti sono divenuti “sempre più istruiti e informati” e il medico “si è visto più o meno costretto a svestire i panni del dottore inteso come unico possessore di conoscenze superiori e non condivisibili”.
Per gli italiani (oltre il 25%) è Internet la fonte primaria di informazione in campo sanitario. Forti delle nuove conoscenze, i cittadini cercano dunque un rapporto più paritario con il medico: “Per la maggioranza di italiani (55,9%) intervistati, il modello vincente di relazione medico-paziente è quello della condivisione del processo decisionale, mentre il 10% indica addirittura che sarebbe preferibile una torsione del rapporto, per cui al medico spetterebbe solo il compito di illustrare le differenti opzioni terapeutiche, lasciandone invece al paziente la scelta”. Si delinea così, analizza il Censis, uno scenario di “potenziale conflittualità” in cui si registra, da una parte, “il disagio dei medici, che guardano con preoccupazione alle istanze di autonomia decisionale dei pazienti e denunciano spesso una frustrazione per lo svilimento della propria professione”, e dall´altra la posizione dei pazienti, che “valutano con crescente preoccupazione l´eventualità di errori sanitari”.

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